VIA PORTONE A RAVENNA MUSEO A CIELO APERTO – WORK IN PROGRESS

“Dis- ORDINE A PORTA ADRIANA – VIA PORTONE A RAVENNA MUSEO A CIELO APERTO – STREET ART per Ravenna Capitale del Mosaico.”

Telemaco Signorini, Una via di Ravenna [1875-76]

VIA PORTONE – STRADA DEI MOSAICISTI

VIA PORTONE GOOGLE MAPS

Via Portone è una strada del Borgo San Biagio che inizia da via Maggiore a pochi passi da Porta Adriana.  L’imbocco della via è incorniciato da un arco, simile a quelli di alcuni sotopòrteghi veneziani, che sovrasta un fittone in pietra.  Una via lunga 180 metri che si snoda fino a via Ghibuzza dalla quale, circa a metà, parte e si conclude, quasi come una parentesi, la via Dantona. Anna Spizuoco nel suo libro “Sub Aquila” scrive che qui si trovava l’antico accampamento romano, il castrum, cioè il centro del primo insediamento cittadino di Ravenna. Via Portone era l’ingresso del castrum, unasorta di tangenziale che attraversava l’abitato e l’isolato circondato da via Dantona era la sede della divisione ospedaliera del castrum. E’sempre stata ed è tutt’ora una parte della città densamente abitata, un borgo appena fuori porta in cui si era soliti ritrovarsi molti circoli e trattorie che ancora oggi caratterizzano il quartiere. Nel 2015 l’Istituto d’Arte per il Mosaico di Ravenna realizza una targa a mosaico da apporre sulla facciata del Circolo La Gardela, al civico 35 di via Portone, dove sotto l’immagine di una graticola, mutuata da quella della famosa lunetta di San Lorenzo del Mausoleo di Galla Placidia, c’è scritto Strada dei Mosaicisti.

Elena Pagani e allievi, 2015

“Il Borgo„ di Anna Valli Spizuoco per l’Associazione Dis-ORDINE DI Ravenna.

Quartiere Sommo, così Andrea Agnello (1), cronista del Nono secolo, denominava l’attuale  Quartiere San Biagio. “Terre Alte„

Quanti Legionari romani avevano lavorato di vanga e di badile per alzare il suolo e renderlo alto in modo da avere tutt’intorno la vista libera, per edificare il castrum di Ravenna? (2)

Il Quartiere Sommo edificato nel I secolo su un’isola delle tante sparse nell’arcipelago del Po. Quelle isole collegate a mezzo di ponti, naviculae e traghetti. Dal castrum verso Ovest l’unica via per la terraferma. A Est prima del mare la parte dell’antica città di Ravenna. La Porta della polis.

È importante questo castrum, dorato di sablonaria (arena), dove si svolgono gli scontri fra Legionari, e dove si allenavano alla lotta. Un ponte unisce la parte vecchia alla parte nuova.

Questo fino a quando gli editti imperiali dell’iconoclastia fanno si che i militi lottino fra loro. La storia non si può tacere.  Il ponte così importante diventa Ponte Rosso, la parte più antica del Sommo viene dichiarata fuorilegge, così il luogo diventa Quartiere di banditi, di briganti, di coloro che non rispettano le norme per l’imposizione della distruzione delle immagini (icone). Un tempo, per passare dalla via Portone, il Ponte era necessario, anzi, indispensabile per portare i feriti agli edifici che erano ben tre, detti Valetudinaria (via Dantona), poi per portare ogni aquila, bandiera, insegna o preda preziosa alla Ghibuzza (strada chiusa). 

Lungo questo percorso, prima della Ghibuzza, mostra la Porta Quintana, verso via Vicoli (Vici). Un complesso di percorsi disegnato perfettamente ad angolo retto con l’uso della groma, come rilevato anche dal satellite, che costituisce un monumento romano meritevole di studi e scavi. Anche la toponomastica sottolinea l’uso del castrum ed è fondamentale. Ultimo non ultimo la qualità degli abitanti o ex-abitanti del Borgo: il senso di appartenenza, l’orgoglio del luogo di nascita e l’amore per l’arte, quell’arte che abbellì sin dai primi secoli pavimenti e pareti con le piccole pietre costituenti il mosaico.

(1) Liber Pontificalis, Andrea Agnello, trad. Mario Pierpaoli, Antica Libreria

(2) Una passeggiata nell’accampamento romano, Anna Valli Spizuoco

Via Portone, di Marcello Landi

Tutto ha inizio con Antonio Rocchi, che in via Portone trascorre la sua infanzia e la sua vita dal 1916 al 2005. Giovane frequenta l’Accademia di Ravenna e presto entra a far parte del Gruppo Mosaicisti lavorando negli anni 1939 e ’40 con Renato Signorini e Ines Morigi Berti ai mosaici del Palazzo del Mutilato. Realizza lavori a Londra, Zurigo, al Duomo di Salerno, a Firenze e tanti altri. Entra nella Resistenza con la 14° Compagnia di quella Brigata Partigiana il cui motto era quello “di non commettere violenza alcuna nei confronti degli avversari catturati”.  Credo che tra i mosaicisti e gli artisti di quegli anni sia stato l’unico partigiano. Nel primo dopoguerra conosce Gino Severini con cui lavorerà a lungo per la realizzazione dei suoi primi “mosaici da cavalletto” esposti alla Biennale di Venezia nei primi Anni ’50. Lo raggiungeva a Parigi e in Svizzera per realizzare altri mosaici del Maestro Severini e non solo. Verso la fine degli Anni ’50 partecipa alla istituzione dell’Istituto Statale d’Arte per il Mosaico dove ricoprirà per diversi anni il ruolo di Direttore. Sempre negli Anni ’50 coinvolge alcuni vicini di casa di via Portone, i fratelli Lino e Albertino Melano nelle attività del Gruppo Mosaicisti facendoli entrare in contatto con Gino Severini con il quale Lino Melano collaborò attivamente nella Scuola del Mosaico di Parigi lavorando al fianco del maestro futurista ma anche di tanti altri artisti francesi per i quali tradusse molte delle loro opere in mosaico.

Sempre in via Portone abitava anche Claudio Ricci , anch’egli membro del Gruppo Mosaicisti dove rimase fino alla chiusura del gruppo. Di fronte a Casa Rocchi abitava un operaio muratore della C.M.C., Italo Melandri, che fu assunto all’Istituto d’Arte come aiutante tecnico e venne così istituzionalizzata una figura professionale che non esisteva in precedenza necessarie per la parte tecnica del mosaico. Italo portò alla scuola le sue competenze di maestro muratore tuttora indispensabili per una scuola di mosaico.

A pochi metri da via Portone anche un’altra grande mosaicista, Libera Musiani, che assieme a Ines Morigi Berti partecipò ai restauri dei mosaici delle basiliche ravennati realizzandone le copie dipinte. Quei ‘cartoni’, poi donati alla Pinacoteca di Ravenna, che assieme a quelli di Zampiga e Azzaroni  realizzati prima dei restauri dei mosaici su richiesta dell’allora soprintendente Corrado Ricci forniscono una documentazione unica ancora oggi modelli fondamentali per la realizzazione di copie fedeli all’originale. Un grande patrimonio, unico, in grande pericolo di deterioramento che andrebbe catalogato, restaurato e reso visibile come quella piccola parte che oggi è al Tamo.

Anche Zampiga abitava in via Portone, all’estremità della via verso via Ghibuzza, dove oggi abita anche Paolo Racagni. Insomma una via con un concentrato di mosaicisti e ‘gente del mestiere’ come la bidellina dell’Istituto d’Arte Lorena Cortesi, ora pensionata e trasferita in un ‘altra zona della città.

Nei primi anni di vita dell’Istituto d’Arte, agli inizi degli Anni ’60, noi primi allievi di quella scuola iniziammo a sentire l’esigenza di spazi dove frequentarci anche fuori dalla scuola e uno dei primi studi-laboratorio lo affittammo proprio da queste parti, in via Rampina con un affaccio in via Portone. Giuseppe Rambelli, Paolo Racagni, Marco Bravura, Oddone Baroncini, Giuliano Simoncelli e Roberto Venturi, giovane fotografo che poi come altri fotografi di Ravenna che diventarono insegnanti, si trasferì a lavorare in Francia. Qui con Gigi Borghi, nostro insegnante di pittura, e anche altri pittori come Ermanno Casadio, trascorrevamo lunghe ore a progettare il nostro futuro, da primi avventati avventori del nascente Bar Mosaico con il suo gestore Romano Scarponi che Saturno Carnoli ha magnificamente documentato nel suo libro “Quelli del Bar Mosaico”. “Non c’è dubbio che il bar Mosaico resterà comunque, nella storia del costume ravennate, il luogo dove, per la prima volta, le ragazze cominciavano a uscire sole la sera e dove si poteva cuccare senza dover dire ‘ti amo’.” E qui sempre aveva lo studio anche il mosaicista mai abbastanza ricordato nostro insegnante di mosaico, il prof Giuseppe Ventura, per non parlare di Vittorio Bulgarelli che iniziò per primo a Ravenna a produrre anche gli smalti vetrosi per il mosaico.

Nel tempo altri artisti ebbero lo studio in via Portone, non solo mosaicisti, come ad esempio il Maestro scultore Mauro Bartolotti, Anna Bartolotti, Stefania Salti (mosaicista), Pino Morgagni e Mario Bernabei detto Maber. Questo solo per iniziare a raccontare l’avventura di una piccola e stretta strada oggi conosciuta come la Casba di Ravenna dove ritrovo moltissimi ricordi, uno tra gli altri, l’amicizia epistolare fraterna di Antonio Rocchi con Arthur Miller che quando venne a Ravenna, verso la fine degli Anni ’60, volle prima di tutto visitare lo studio di Rocchi. Ricordo l’emozione che provai stringendogli la mano quando me lo presentò. Quella mano aveva accarezzato Marilyn Monroe.

PROGETTO PCTO MULTIDISCIPLINARE IN COLLABORAZIONE CON LE SCUOLE D’ARTE DI RAVENNA IN CONVENZIONE CON LICEO ARTISTICO NERVI-SEVERINI E ACCADEMIA DI BELLE ARTI.

Collaborazioni mediante formalizzazione di convenzione con Comune di Ravenna, Accademia di Belle Arti di Bologna – Ravenna, Liceo Artistico “Nervi-Severini” di Ravenna, Circoli ricreativi e privati abitanti di via Portone e via Ghibuzza. Partecipazione dei Soci Onorari dell’Associazione per implementare e arricchire il progetto con altre discipline artistiche quali musica, scultura, scrittura, produzioni video.

Installazione di opere in mosaico create attraverso la collaborazione di artisti e mosaicisti ravennati e internazionali e con il coinvolgimento delle giovani generazioni. Dopo la straordinaria esperienza del Giardino del Labirinto a Port’Aurea il Dis-ORDINE di Ravenna esporta il modello di collaborazione intergenerazionale a Porta Adriana, punto nevralgico dell’accoglienza in città, per rendere visibile a turisti e cittadini aspetti meno noti della monumentale Ravenna Capitale del Mosaico, luoghi caratteristici di vissuto quotidiano di artisti ravennati di più generazioni, fonti di ispirazione e curiosità.

Progetto che desidera porre in luce i linguaggi culturali e artistici della città di Ravenna attraverso le sue principali vocazioni territoriali come il mosaico, la musica e il buon cibo, sotto il segno di esperienze multigenerazionali e pluriculturali tali da rispondere alle esigenze della contemporaneità. Antichi linguaggi della città, che combinati con le nuove tecnologie della realtà aumentata potrebbero generare un circolo virtuoso in prossimità di Porta Adriana. Ricerca di antropologia culturale, memoria storica di luoghi del borgo e delle periferie. Rete di progetti. Interdisciplinarietà. Coinvolgimento generazionale. Proiezioni in 3D. Realtà aumentata. Diffusione digitale. Divulgazione tramite media e social networking.

VIA PORTONE A RAVENNA MUSEO A CIELO APERTO – WORK IN PROGRESS

CLASSE 5A INDIRIZZO ARCHITETTURA LICEO ARTISTICO NERVI-SEVERINI

RILIEVI E PROGETTAZIONE ALLESTIMENTO prof Enrico Roda

TRADUZIONE TESTI IN LINGUA INGLESE prof.ssa Maria Rita Servadei

CLASSE 3E INDIRIZZO MOSAICO LICEO ARTISTICO NERVI-SEVERINI

REALIZZAZIONE QR CODE E RICERCA prof.ssa Elena Pagani

TRADUZIONE TESTI IN LINGUA INGLESE prof.ssa Nicoletta Gobbi

CONSULENZA TECNOLOGIA DIGITALE prof Annibale Reali

ASSISTENZA TECNICA Paola Nappini

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