QUELLI DEL BAR MOSAICO

Come nasce il BAR MOSAICO

Un certo sig Pasi abitante in via Cavour comprò questo immobile per farne una “Pizzeria. Aveva come collaboratrice la sign.ra Mimma, donna di grande forza e determinazione, già all’epoca pizzaiola “Calabra” e quasi controcorrente con l’allora espansione delle pizzerie toscane dei fratelli “Pardini”, “Alfio”, per intenderci. Una grave malattia costringe il sig Pasi a lasciare in tribunale le chiavi della bottega. L’allora suocera del nostro caro amico <<scarponi era capo ufficio della Banca d’Italia (mamma della Marisa Marangoni). Tant’è che fu abbastanza facile acquistare all’asta ciò che diventa il “Bar Mosaico”.

I primi clienti dell’allora “Bar” erano i Sensali, Mediatori, Custodi della Svrintentendenza ai monumenti, persone in pensione abitanti del vicinato, cito cognomi, Fabbri e Moglie, Montanari e moglie, Rivalta Maioli, Giunchi, sig.ra Farina, Sergio Laghi (Carbonaio via Traversari), Strumia e Tazzari (di cui Strumia ottimo giocatore di scacchi) parlo della tipografia all’epoca dirimpettaia dell’omonimo Bar. Prof Rocchi nonché ottimo pittore romagnolo, nonché zio del nostro Landi Marcello.

Sta arrivando il prof Signorini con tutto il suo entourage di allievi. Arriva Sergio Sciaretta che sostituì la carbonaia del “Laghi” con una falegnameria artigianale; arriva Perris più moglie , frequentava ancora il già vecchio Gasperini, orologi via Cavour, il buon “pien d’amore” sig Contarini, via Cavour anch’esso, orologiaio e mediatore di qualche campagnola meritrice.

Qualche passaggio di avventurieri forlivesi già bruciati commercialmente nei loro habitat. Non si fanno nomi naturalmente. I due fratelli Balducci ex-artigiani addetti a cicli e altro.

Non dimentichiamo ex-Callegari, di via Cavour e perché no, il buon Giorgio “Pupì”, tuttora negozio di Souvenir. Perché dimenticare il buon Gambi, allora autista della Sovrintendenza e poi il genuino  

“Elio” sostituto del Gambi. Perché dimenticare la sig.ra Ilaria Luisa Fagnocchi – erede Rava. La Contessa Pasolini (amica delle suddette) nel periodo dell’Annamaria Iannucci, ancora fresca del suo avvento in loco. Non dimentichiamo che l’anno 1962 era l’inizio e il tramonto di queste creature. La chiusura del “Bar Mosaico”, attorno agli Anni ‘67, ‘68 avveniva alle ore 19, gli unici avventori rimasti erano qualche custode di San Vitale per il cambio serale, io e l’Annamaria Iannucci che stava apprendendo da me il gioco della briscola e della scopa, vicini a un Wurlitzer-Box che ogni tanto facevo suonare con una intolleranza del buon “Romano” che, con il modico incasso di al massimo Lt. 10.000 o 15 ci vedeva come intrusi.

È tutto finito, dopodichè, ci sarebbe tanto da dire . Dopo il vostro benvenuto e quasi coraggioso e ufficiale contributo, non mi rimane che ringraziarvi, e darvi nel mio piccolo, il contributo della mia anima mnemonica.

Cordiali saluti.

Mario Bernabei

Maber

Ravenna, 24 aprile 2008

Testimonianza raccolta da Edoardo Misssiroli